Intervista ai personaggi – Sara Martinelli

Tutti i lettori l’hanno desiderato almeno una volta: poter incontrare i personaggi delle storie più amate e fare due chiacchiere insieme.
Nel mondo di Hollow World questo è possibile!

L’autore Luca Damiani l’ha confessato in una sua intervista: prima di scrivere di ogni personaggio della sua saga, l’ha lasciato parlare in una lunga chiacchierata, in modo da delineare il carattere e i sogni di ciascuno di loro.
E ha aperto lo scrigno di questo tesoro anche per noi!
Negli articoli precedenti abbiamo scoperto il mondo di Hitomi e quello di Tadashi. Oggi scopriamo l’infermiera Sara.
PS: pubblichiamo solo alcune pezzi delle interviste, che in realtà spaziano dai cibi preferiti, alle paure più nascoste (sapevi che Sara va matta per i carciofi e che tutti i giorni, prima di iniziare il turno in ospedale, corre per mezz’ora sulla spiaggia?). Ma per conoscere fino in fondo i personaggi, non resta che leggere il libro Hollow World – Il ragazzo senza memoria.

Sara Martinelli

sara
Ti piace il tuo nome?

Sì. L’ha deciso mio padre: era il nome della nonna.

Se non ti chiamassi così, se potessi cambiare nome, quale sceglieresti?

Mi piace il nome della mamma: Reiko. Significa: bambina amorevole. È un bel nome per una figlia.

Data di nascita?

Il 15 novembre 1904. Alle due del mattino.

A quali eventi hai assistito da piccola?

Ricordo il 1914 quando è iniziata la guerra. All’epoca avevo solo 10 anni e quando zio Akira è partito per il fronte Hiroshi è venuto a stare da noi. È stato un peccato che abbia dovuto vendere il ristorante. Adoravo quel posto, ci andavo sempre con tutta la mia famiglia, d’altronde papà e Akira erano amici di lunga data, tanto che alla fine sembrava di essere un’unica grande famiglia. Mi piaceva spiare Hiroshi da dietro la vetrata che dava sulla cucina: nonostante fosse solo un bambino all’epoca, si muoveva con una tale sicurezza tra i fornelli che era chiaro che quello fosse il suo ambiente naturale. Per me era come un fratello maggiore da ammirare e seguire. È rimasto a casa nostra per due anni fino a quando non è giunta la notizia della morte del padre al fronte: è stato un duro colpo per tutti.
Per conoscere tutta la vicenda, leggi lo spin off gratuito “Il capitano e Masamune” al seguente link.
Mio padre è un uomo tutto d’un pezzo, sono sicura che quella sia stata l’unica volta in cui l’abbia visto piangere. Hiroshi, non volendo finire in un Istituto per orfani di guerra, è scappato di casa e si è unito a una banda di delinquenti. È allora che ho capito che dentro di me covavo ben più che un semplice amore fraterno. L’ho seguito per anni e più volte ho cercato di farlo tornare sui suoi passi, fino a quando non mi ha sbattuto chiaro in faccia che un futuro per noi non era scritto e mai lo sarebbe stato. Avevo sedici anni e la guerra continuava a imperversare. Ho visto i miei migliori amici partire per il fronte uno a uno e non fare mai ritorno. È stato allora che ho preso la decisione di iscrivermi al corso per Crocerossine. Sono stati due anni di duro addestramento equiparabile a quello militare. Il motto delle Crocerossine è: “Non hanno fame, non hanno sete, non hanno sonno e non hanno freddo.” E vi assicuro che per portare aiuto e conforto anche nelle situazioni più estreme, senza mai tradire la fatica e la paura che pur si condivide con le persone cui si presta soccorso, bisogna essere tutte d’un pezzo. Proprio come papà.

Segno zodiacale?

Scorpione. Si dice che una donna dello Scorpione, al pari dell’uomo, non sa vivere l’amore superficialmente, ovvero senza coinvolgere tutto se stesso in maniera viscerale e molto sensuale. Non posso negarlo.

Puoi descrivere il tuo carattere, in tre righe?

Severa, ma non rigida. Sono disponibile al confronto e cerco di essere sempre utile per gli altri in maniera concreta. D’altronde non sono stata in grado di aiutare Hiroshi, cerco di farlo con tutti gli altri.

Quali sono i punti di forza del tuo carattere?

La solidità. Il corso per Crocerossine mi ha donato anche un certo coraggio nell’affrontare le situazioni più disperate. Ho un temperamento gentile.

Famiglia?

La morte di Akira si è portata via parte della nostra felicità, ma papà è un uomo tutto d’un pezzo e io sono come lui. La mamma è adorabile. Una svampita completa, di una ingenuità che ti lascia di stucco, sembra cresciuta senza alcun filtro verso la società. Quando apre bocca è capace di farti fare delle figure barbine, ma allo stesso tempo è capace di penetrarti l’anima con due semplici parole. È un’anima pura.
Papà di contro è un uomo tutto d’un pezzo, ligio al suo dovere e al suo compito. Ha lavorato tanto per raggiungere il grado di Capitano e fa sempre del suo meglio per proteggere la città di Falar. È una persona ben voluta da tutti, sempre disponibile con i suoi concittadini. E, devo dire la verità, quando ero bambina tutti mi viziavano solo perché ero la figlia del glorioso Capitano di Falar. Ai miei occhi era una sorta di eroe da romanzo: duro, ma giusto. A parte quando è mancato Akira non l’ho mai visto vacillare. E dire che badare a Hiroshi da dietro le quinte non è stato assolutamente facile per lui.

Cosa sognavi di fare da piccola?

Sognavo una vita semplice. Sposarmi, avere una famiglia, due bambini e magari gestire il ristorante insieme a Hiroshi.

Che lavoro fai?

Infermiera Capo con l’onere di gestire l’Ospedale di Falar.
Mamma è un po’ preoccupata per la mia salute. Dice che esagero, che ogni tanto dovrei prendermi un po’ più di tempo per me stessa.
Lavoro presso il vecchio Forte Militare, oggi adibito a ospedale. È completamente realizzato in pietra, con all’ingresso un pesante portone di circa due metri e mezzo d’altezza, in massiccio legno di quercia. All’ingresso, alto circa sei metri, il lungo corridoio è realizzato totalmente in pietra serena e granito dove i pilastri, ai lati della struttura, fanno da base alle arcate e alle volte a crociera che sorreggono i piani sovrastanti. Dal corridoio principale, si staccano diverse sale di forma rettangolare illuminate da numerose finestre. Molte di queste sale vengono utilizzate come ricovero per i malati. Sotto ognuna di quelle finestre, trovano posto dei letti in metallo con materassi bianchi e lenzuola candide, dove vengono riposti i pazienti. Al fondo del lungo corridoio, vi sono le cucine dell’ospedale, mentre al piano di sopra si trova l’ala psichiatrica. Qui le stanze si fanno molto più piccole: una per paziente. Sinceramente cerco di passare meno tempo che posso in quel piano. Vi sono anche un refettorio per il personale più le varie stanze adibite come spogliatoio per i dipendenti. Due sole sale operatorie, e cinque sale visita.

Sei felice?

Sì.

Sei soddisfatta?

Sì.

Ti manca qualcosa?

Se la guerra non fosse mai iniziata forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse ora io non sarei una crocerossina e forse Hiroshi non sarebbe un ladruncolo. Magari staremmo insieme. Forse avremmo una famiglia. Forse.

Cosa ti servirebbe per essere felice?

L’uomo che ho sempre amato al mio fianco.

Perché?

Per sentirmi veramente donna e amata come tale.

Sei fedele?

Lo sono.

Gelosa?

Non particolarmente.

Sei innamorata?

Da quando sono una bambina.

Qual è la tua missione?

Continuare a portare aiuto a chi ne ha bisogno.